Guardarsi con scetticismo. Perché Pirrone aveva ragione

Guardarsi con scetticismo. Perché Pirrone aveva ragione

Come riuscire a comprenderci se restiamo ancorati al nostro io, con telecamere interne autoprodotte che scrutano anche i moti più irrisori della nostra personalità? Forse, una buona strategia sarebbe quella di prendere le giuste distanze per guardarsi da fuori, dall’alto, dal basso, da ogni direzione calpestabile e non, come se ci stessimo facendo ispezionare da un drone. Forse, calmierare la frequenza con cui ascoltiamo i nostri movimenti potrebbe aiutarci a scoprire qualcosa in più. La lontananza del cecchino dall’oggetto rende l’idea di come si possa godere di un buon risultato limando un mirino a distanza.

Si può uscire da se stessi per colpire quello scrigno che custodiamo con gelosia. Lo possiamo fare senza brevetti, semplicemente accogliendo lo scetticismo che i greci ci hanno consegnato con temperanza e arguzia. Prima di tutto, dovremmo iniziare a ripristinare l’originario concetto di scetticismo oggi investito dallo slittamento verso una chimerica conoscenza delle cose. L’impianto filosofico del maestro Pirrone, uno tra i maggiori capiscuola dello scetticismo antico, può essere di grande aiuto. Pirrone è scostante dalle dolci adesioni alle imprese conoscitive tout court e al commovente abbaglio di ciò che sembra ma non è. Il filosofo rivendica una fertile sospensione del giudizio, lasciando aperta la via della ricerca e promuovendo una visione delle cose senza occhiali, senza quella vicinanza che conforta ma che corrompe.

Per conoscere le cose, e noi stessi, è tutt’altro che consigliabile avvicinarsi troppo e infilarsi dentro l’obiettivo. Dovremmo piuttosto imparare la tecnica prospettica, un allenamento per togliere la polvere da ciò che avevamo già definito e incasellato, per darne una nuova luce. Ecco perché utile guardarsi di sghimbescio quel tanto che basta a capire che non siamo così unici e perfetti come sembra ovvio credersi. Il pensiero scettico dovremmo sfogliarlo più spesso prima di dare avvio alle nostre quotidiane azioni poiché conferisce la misura di quella distanza minima dalla vita che serve per poterla raccontare, per vederla tutta intera, per poi riuscire a mostrarla.

 

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