La nostalgia. Il frutto di un passato idealizzato

    La nostalgia. Il frutto di un passato idealizzato

    Si tratta di una comune e immancabile usanza nel periodo a cavallo tra un anno in scadenza e uno nuovo in arrivo. Sono i tradizionali buoni propositi, quelli che occupano i nostri pensieri poco prima del brindisi di San Silvestro. Una lista che si propone di scandire obiettivi e “fioretti”. Chi non ha preso appunti su ciò che dovrà ottenere nei prossimi 365 giorni? Uno via l’altro, in modo più o meno pubblico e sincero, si elencano le mete verso cui indirizzare energie che favoriscano cambiamenti fertili, per soddisfazioni di ogni genere, lavorativo, sentimentale, economico. Nuovi salti per un futuro redditizio, da ogni punto di vista.

    Si pretendono evoluzioni, si cerca di migliorare laddove si crede di poter raccogliere frutti migliori. Una sfida che porta sempre lo sguardo verso il passato, per determinare il confronto e poter finalmente agire. Ma poi questo passato, quando lo si esamina con cura -terminato l’idillio euforico della mezzanotte di capodanno- non appare così soggetto a drastiche rivoluzioni. Quasi lo si respira in modalità nostalgica. Perché? Quale motivo conduce gli uomini a percepire questo impasto di dolore e dolcezza come qualcosa di lontano che appare perduto?

    La nostalgia ha un potere fortemente seduttivo e condizionante nei progetti e nell’agire quotidiano. Spesso capita di abboccare all’abbaglio confuso della memoria che mostra il passato in modo ordinato, semplice, non enigmatico, al contrario dell’incerta atmosfera del vivere presente. Nel passato, il bene e il male sono già stati incasellati, processati, ecco perché perdono quel senso di mistero che calamita la concezione di ordine. E allora ci si volta indietro a guardare ciò che tutto sommato si pensa che facesse star bene, rendesse soddisfatti e ben solidi.

    Da Cicerone a Dante, molti sono i testimoni di questa incoerenza, inseguita dall’ombra del timore, di restare afferrati a ciò che è stato e non è più. Il coraggio di prendere in mano la penna e segnare in agenda belle parole deve avere un seguito che non sia sospeso dall’agguato nostalgico dei vecchi tempi. Il passato, come il presente e il futuro, ha i suoi lati oscuri, un po’ più teneri solo perché passati.

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