Stefania Bianchini, storia di una combattente

Stefania Bianchini, storia di una combattente

«La mia strada è sempre stata in salita con un sasso nella scarpa». Così Stefania Bianchini descrive la sua vita, una continua lotta per conquistare il diritto di praticare ciò che fino al 2001 era vietato alle donne italiane: salire sul ring.
Stefania, classe 1970, di forza ha dovuto mostrarne tanta. La sua è una lunga storia di sport, coraggio e caparbietà che l’ha portata ad aprire la strada per tutta una categoria di atlete che, prima di lei, non avevano il diritto di esistere: le donne con i guantoni.
Quando si parla di pugilato, oppure sport da combattimento in generale, è spesso difficile pensarlo al femminile. Per sfatare questo pregiudizio, e per poter assistere a combattimenti accettati dalle federazioni pugilistiche, ci sono voluti molto tempo e molta ostinazione da parte delle pioniere della disciplina. I primi campionati mondiali sono datati 2001 e solo nel 2012 la boxe femminile è stata accettata come disciplina olimpica.
Stefania Bianchini, quattro titoli mondiali nel kickboxing, ex campionessa mondiale di pugilato dei pesi mosca, nella sua autobiografia “La combattente” descrive le lotte che ha dovuto affrontare, dentro e fuori dal ring, per portare la boxe femminile in Italia e consacrarla a sport olimpico fino ad arrivare ai giorni nostri, con Irma Testa medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo.
«Praticare la boxe anche a livello amatoriale – spiega la pugile, oggi trainer – aiuta ad acquisire maggiore consapevolezza e sicurezza in se stessi, a superare i propri limiti. Nella mia vita ho dovuto combattere contro tanti pregiudizi ma, se ce l’ho fatta io, ce la possono fare tutte. Nel passato ho subito pesanti discriminazioni, ora i tempi sono cambiati. Soprattutto gli uomini sono maturati e hanno superato le barriere mentali mentre noi donne abbiamo ancora molta strada da percorrere per sfuggire a una cultura millenaria che ci ha sempre viste sottomesse. Ora finalmente è arrivato anche per noi il tempo di essere noi stesse, di essere forti, di essere libere».
Crediti foto: Andrea Canali

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