L’arte dell’inganno: travestimenti, depistaggi e “bugie bianche” nel mondo animale

L’arte dell’inganno: travestimenti, depistaggi e “bugie bianche” nel mondo animale

Saper scroccare un posto per deporre le proprie uova nel nido di un altro uccello è definito parassitismo di cova. Sono maestri le femmine di Cuculo (Cuculus canorus). È stato dimostrato come in certe situazioni, i cuculi si travestono da rapaci assumendo un piumaggio simile. In tal modo spaventano i futuri genitori adottivi dei propri piccoli e, facendoli allontanare dal loro nido, hanno il tempo necessario per deporre il proprio uovo. Rimarrà alla coppia ospite, ignara dell’inganno, l’ingrato compito di prendersi cura del piccolo.
Dell’inganno fa parte anche il depistaggio. Belle e Rock sono due scimpanzé. Belle era l’unica a conoscere dov’era nascosto il cibo ma veniva sempre preceduta da Rock che seguendola glielo sottraeva. Nelle volte successive Belle reagì allontanandosi dai nascondigli e aspettando seduta. Rock si avvicinava e cercava il cibo nei paraggi. Non appena Rock fissava lo sguardo da un’altra parte, Belle si dirigeva al nascondiglio per mangiare.
In uno studio Birth (2019) indaga l’inganno altruistico. I piccoli di una specie di uccelli associano un particolare richiamo canoro all’arrivo del cibo. Gli adulti sfruttano questa associazione, utilizzando questo tipo di richiamo in assenza di cibo per metterli al sicuro da un predatore, se il richiamo d’allarme non ha precedentemente funzionato. Questo tipo di inganno sarebbe l’equivalente delle bugie bianche, comuni negli umani e con funzione potenzialmente volta alla tutela di un altro individuo.
Oltre ad affascinare e magari strapparci un sorriso, osservare nelle altre specie animali comportamenti d’inganno ci fa comprendere quanto anche loro possano essere strateghi non tanto diversi dagli esseri umani. Inoltre, dal punto di vista scientifico, la capacità di fare inferenze sugli stati mentali altrui è considerato un precursore della Teoria della mente, collegabile con i processi empatici. Sarebbe ulteriore prova a supporto dei processi cognitivi ed emotivi negli animali.
 

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