Bilbo Baggins, un eroe alto un metro e venti

Bilbo Baggins, un eroe alto un metro e venti

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Quando Bilbo Baggins si trova di fronte un vecchio stregone di nome Gandalf, seguito a ruota da un gruppo di nani avidi e bellicosi, non sa che la sua vita sta per cambiare radicalmente.
Come non sa che il suo mondo sta per essere sconvolto dall’avvento di un essere tanto potente quanto cattivo: Sauron.
Bilbo è uno Hobbit, un popolo di omini alti circa un metro e venti, tranquilli e poco inclini alle avventure: esempi perfetti della vecchia Inghilterra rurale.
Partirà di controvoglia alla ricerca del tesoro dei nani, custodito da un ferocissimo drago.
Nel mezzo: maghi, uomini, orchi, elfi e strane creature come Gollum.
Qui la lotta non è fra un eroe grande, forte e individualista, che si batte contro il cattivo, o il mostro di turno: a salvare il mondo sono le persone comuni, che scoprono in sé stesse lati insospettabili del loro carattere, come il coraggio e lo spirito d’iniziativa.
La lotta si gioca fra il bene e il male, e il fine ultimo (che si completerà nel libro successivo, il grandioso “Il Signore degli anelli”) è la salvezza della Terra di Mezzo.
La differenza più eclatante fra i due generi principali di Fantasy, la Sword and Sorcery e la Epic Fantasy, forse sta proprio in questo: nella prima eroi grossi e muscolosi risolvono tutto con la forza, le armi e l’astuzia; nella seconda gli eroi possono essere persone normali, che spesso si ritrovano coinvolte loro malgrado in avvenimenti più grandi li loro.
Nella Epic Fantasy i valori morali sono chiari, come la differenza fra i buoni e i cattivi; nell’altro genere sono molto più sfumati.
Bilbo non è fisicamente attrezzato per la lotta e nemmeno la cerca, ci si trova, e se la cava, oltre che grazie alle sue doti, che scopre man mano, grazie all’aiuto degli amici (magici o meno) e a una buona dose di fortuna.
Tornerà a casa ricco e profondamente cambiato, e con in tasca un potentissimo anello…!

INVITO ALLA LETTURA:
John Ronald Reuel Tolkien
“Lo Hobbit annotato”
BOMPIANI
Consiglio la versione commentata perché fa scoprire un sacco di cose che altrimenti possono sfuggire: nel libro, come in Bilbo, c’è molto più di quanto appaia.

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