La risata prima del disincanto. La lezione di Voltaire

La risata prima del disincanto. La lezione di Voltaire

Pungente, ironico, Voltaire è una voce senza tempo. Il suo consiglio è quello di utilizzare l’ottimismo come strategia del vivere. Il filosofo ci invita a portare sul banco dei pegni l’ottimismo, un sentimento necessario per poter comprendere la dinamica effettiva del mondo. Quale il fine? Oggi come ieri, dobbiamo smettere di vivere di surreali sogni e di mete irraggiungibili.
Voltaire disegna l’ottimismo come una bolla di sapone che rompendosi svela la cruda realtà delle cose. Start fondamentale per comprendere il funzionamento degli ingranaggi del mondo di cui facciamo parte: scoprire il disincanto per mezzo dell’incanto dell’ottimismo. Se partiamo con facili illusioni e buone speranze, vedremo presto la forza inarrestabile degli eventi che ridimensiona l’iniziale candido torpore dei sogni. Un sano sarcasmo aiuta a riscoprirci ancorati alla vulnerabilità che ci rende uomini veri, corruttibili, mortali. Questo è l’obiettivo.
Con il grande capolavoro “Candido” Voltaire decide di delineare il progetto di distruzione dell’ottimismo razionalista che davvero poco si conforma alla realtà del mondo. Le infelici vicende personali, le catastrofi naturali, le controversie religiose e politiche, tolgono quel velo di false credenze, quelle visioni positive per cui dovremmo pensare di vivere nel migliore dei mondi possibili.
Candido è uno di noi: un’anima schiaffeggiata dalle aspre vicende della vita. Impavido e superbo sfida le avversità pensando che tutto andrà nel migliore dei modi. Le teoriche espressioni del precettore ottimista Pangloss prevedevano una strada in discesa, un giardino semplice da coltivare. Ma realtà e desideri non coincidono e alzano il sipario al disincanto. Restare avvinghiato alle promesse del suo maestro non ha più senso. Dopo iperboliche avventure, Candido è costretto a svestirsi del sintetico mantello con cui si riparava dalle impervie pieghe della vita.
La comicità dell’opera si mischia a un’amara realtà. Il male c’è, esiste. Bisogna prenderlo di petto, ridergli in faccia, prenderne consapevolezza. Questo è il leitmotiv che percorre l’opera. Voltaire ci insegna la modalità con la quale affrontare una vita autentica, ci insegna a coltivare il proprio giardino. Non vuole semplicemente solleticarci, vuole farci ridere. Una risata che parta dall’intelletto, che schernisca il male al fine di indurirci di fronte a esso, per affrontarlo con lucidità. Dirottare l’emotività non verso la commozione, piuttosto in una risata. Per riscoprirci.
 

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2 Comments

  • Complimenti Lara, molto interessante!! Si tende a ridere troppo poco.. un bacio , Silvia

    • Le risate aiutano a comprendere meglio il grottesco che c’è nelle nostre vite. Prendiamone atto e godiamo di ciò che arriva…

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