Carofiglio. La gentilezza, potere e sfida della modernità

Carofiglio. La gentilezza, potere e sfida della modernità

Al Carcano prosegue il rito del lunedì all’insegna delle lezioni culturali. A sedere sulla poltrona, al centro del palco, troviamo un altro grande protagonista, Gianrico Carofiglio. Con toni nitidi e palpabili, si allestisce non un seminario, non un monologo didattico, bensì un concerto di sinfonie filosofiche su un tema mai così attuale. Dal suo testo “Della gentilezza e del coraggio”, l’ex magistrato estrapola le parole più eloquenti e persuasive per convincerci della potenza di uno strumento che spesso dimentichiamo di contemplare durante gli esercizi di vita comune, flagellati dai rapporti conflittuali, alla deriva, in torsione per i molteplici punti di vista.
La gentilezza. Di cosa si tratti realmente non è poi così chiaro. Né Wikipedia, né i vocabolari più autorevoli ci giungono in soccorso per comprendere il significato che intende conferirne Carofiglio. Nella propria dissertazione sulla gentilezza, come strumento invincibile per l’approccio al conflitto umano, non si deve andare alla ricerca dei sinonimi. La gentilezza non è cordialità, cortesia, garbo o cavalleria. La gentilezza di Carofiglio si esplica per mezzo di un’altra accezione: si definisce come lo strumento più potente per disinnescare le semplificazioni che portano all’autoritarismo e alla violenza. E’ una scelta che si distingue come la via che disattiva il combattimento, dirotta il dissenso nella discarica delle azioni svantaggiose.
Il segreto del combattimento ce lo svela l’arte marziale della gentilezza che spiega come cedevolezza e flessibilità non ci mettano realmente con le spalle al muro, piuttosto si elevino ad azioni capaci di neutralizzare l’attacco. Si va oltre il disilluso mito di Bobbio che si ispirava alla negazione del conflitto. Si è contrari all’accettazione di un combattimento che generi esplosioni di violenza. Per Carofiglio, lo scontro, verbale e fisico, dovrebbe muoversi seguendo l’arma della gentilezza poiché l’unica in grado di promuovere una gestione differente della lotta a cui sembriamo essere radicati. Serve, però, un atto di coraggio per poterla praticare, affinché sia davvero possibile assumersi la responsabilità del proprio essere nel mondo. Coraggio per mettersi in discussione; coraggio per ascoltare; coraggio per uscire dalla trappola dell’ego. Il metodo suggerito? Quello socratico di porre domande e dare dignità al dubbio. Dobbiamo pensare in termini di sviluppo per una metacognizione di sé, per permettere che avvenga un’evoluzione personale e collettiva. Non è facile. Come ci ricorda Hume, infatti, c’è ancora chi preferisce solo giudicare, senza pensare.

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5 Comments

  • La gentilezza nell’ accezione in cui é declinata in questo bell’articolo è l’arma di cui ha bisogno il mondo in questo periodo buio 🙏

  • La gentilezza nell’ accezione in cui é declinata in questo bell’articolo è l’arma di cui ha bisogno il mondo in questo periodo buio 🙏

  • La gentilezza, nell’ accezione in cui é qui declinata, è l’arma di cui ha bisogno il mondo in questo periodo buio 🙏

  • È un’azione, un’arte propriamente umana che renderebbe la nostra vita davvero dignitosa.

  • È un’azione, un’arte propriamente umana che renderebbe la nostra vita davvero dignitosa.

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