Il falò di Sant’Antonio di Peschiera Borromeo

    Il falò di Sant’Antonio di Peschiera Borromeo

    Il culto di Sant’Antonio si perde nella notte dei tempi. Molto venerato, il Santo è spesso ricordato per le sue qualità taumaturgiche: guarire dal fuoco di Sant’Antonio (herpes zoster, ndr).

    Ma il fuoco è doppiamente presente nel culto, giacché è prassi accendere falò in onore dell’Abate nei giorni 16 e 17 gennaio.

    La tradizione, frutto della civiltà contadina, si rinnova anche a Peschiera Borromeo, dove il falò sarà acceso martedì 17 gennaio alle ore 21 presso l’oratorio di Bettola.

    Da qualche giorno, infatti, Adriano Pezzoni e Armando Migliavacca sono impegnati nella ricerca di legna (bancali rotti offerti dalle aziende del territorio e residui del taglio di siepi) per alimentare il fuoco che, nella serata fredda e umida di martedì, scalderà i cuori di grandi e piccini. Adriano ci racconta che in passato gli abitanti delle cascine si cimentavano in veri e propri tornei per realizzare il falò più bello e grande da dedicare al santo eremita che così avrebbe scaldato la terra e favorito l’arrivo della primavera.

    Pezzoni ci racconta le fasi di allestimento del falò che nascerà con una base circolare sulla quale saranno accatastati gli oltre 30 bancali finora raccolti. I due amici saranno supportati nel tenace lavoro da altri volontari accomunati dalla stessa passione.

    Sempre mossi dall’attaccamento alle tradizioni, Antonio Tallarico e Maurizio Cremonesi, contribuiranno con la loro professionalità a rendere la serata allegra e spensierata. Il primo preparerà vin brûlé, tè caldo, pandoro e panettone. In secondo, invece, installerà l’impianto elettrico e il microfonaggio. I microfoni, infatti, serviranno, in particolare, a Aurelio Beretta che, da un apposito pentolone, farà estrarre i biglietti vincenti della sottoscrizione a premi che regalerà delizie gastronomiche ai più fortunati.

    Il fuoco sarà acceso con paglia proveniente dalle cascine, ma prima Don Zaccaria benedirà gli amici domestici che, da quando le cascine sono andate in pensione hanno sostituito gli animali che servivano per lavoro e alimentazione, raramente da compagnia, ma sempre benedetti.

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