Il ricordo. Fardello del passato o culla per una dignità presente?

Il ricordo. Fardello del passato o culla per una dignità presente?

E se una mattina aprissimo gli occhi senza sapere più nulla del nostro passato? Nessuna conoscenza affettiva posseduta fino al giorno prima. Nessun ricordo di amicizie, amori, né di qualsiasi genere di rapporto allacciato con chi ha contribuito a scrivere la storia della nostra vita. Saremmo in grado di incidere un nuovo inizio senza alcun timore? Certo, avremmo dimenticato ogni cosa, cancellato le impronte di quel paesello che abbiamo costruito pezzo per pezzo. Quei mattoncini, ora ipoteticamente sgretolati, non erano certo solo gaudi arcipelaghi di gioie e successi, ma anche costellazioni di dolori, aspre delusioni e penosi rimpianti.

Alcuni ricordi fanno male, pulsano al solo sfiorarli mentre si cerca di seppellirli nei più reconditi angoli della nostra mente. Sono devastanti, ci percuotono ossessivamente, riescono a farci perdere il controllo anche a distanza di tempo. Forse l’oblio sarebbe un buona strategia per cacciarli per sempre e smettere di farci i conti. Ma, a questa condizione, dimenticheremmo tutto e butteremmo via una valigia che ci consegna la più importante versione di noi. In fondo, la dignità di un essere umano risiede nel conforto e nella memoria di ciò che siamo stati. L’album dei ricordi è composto da figurine di ogni colore emotivo, ma ciascuna è essenziale per l’insieme di una raccolta autentica.

Gioie e dolori, intessuti in una sola trama, che possono costituire un fardello ma anche una àncora di salvezza. Potremmo davvero fare a meno delle tracce che lasciamo camminando? Invidiamo gli animali che vivono l’istante, nel pieno entusiasmo che comporta l’azione senza precedenti. Perché non si annoiano, perché non soffrono nel ricordare i dispiaceri e neppure nel tormento del tempo che scorre. Saremmo un orologio quasi fermo che vede ogni attimo morire e sprofondare nella nebbia e nella notte. Li invidiamo ma poi scolpiamo, tra il nostro e il loro mondo, una netta distanza. Perché l’uomo può salire su un più alto gradino proprio grazie a quella memoria storica elegante ma dolorosa, dignitosa ma a volte crudele.

Una dignità troppo umana, come direbbe Nietzsche. Lui ci consiglia una strada a metà. Sarebbe più conveniente – se fosse mai possibile – un’armonia tra memoria e oblio.

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