Il sindaco junior di Dervio ci racconta i passi verso la normalità

Il sindaco junior di Dervio ci racconta i passi verso la normalità

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Abbiamo fatto una chiacchierata con Jacopo Bernardo, sindaco dei ragazzi di Dervio, una cittadina che si affaccia sul lago di Lecco. Tredici anni, di cui tre passati a coprire la carica più importante, i capelli scompigliati e tanta voglia di riprendere la vita in mano. Abbiamo deciso di farci raccontare da lui il ritorno alla normalità dal punto di vista dei giovani, feriti, ma pronti riconquistare il mondo.
«Non è facile stare a guardare la tua vita che si ferma e viene stravolta», la voce tremante e visibilmente colpita davanti a un caffè.  Jacopo ha voglia di raccontarsi, di sistemare la sua vita, e raccontare come quella di tanti giovani è stata presa e strapazzata dal virus.
«La pandemia ci ha chiuso in casa, ci ha tolto le relazioni e ci ha dato un computer, non abbiamo avuto il tempo di realizzare. Nessuno di noi sapeva cosa stava succedendo, abbiamo subito, ci siamo abituati e abbiamo lasciato che il tempo passasse».
“Abituati”. Una parola che accumuna le esperienze di tutti i giovani e che, forse, ci fa male sentire.
«Aspettavamo le 14, quando finivano le ore di scuola a distanza, per uscire, quando si poteva, e fare una passeggiata. Tutto il resto del giorno stavamo attaccati ai videogiochi e al cellulare». Inglobati in un mondo virtuale, i ragazzi di Dervio, come milioni di altri giovani, hanno aspettato con tutte le loro forze che tutto tornasse come prima, consapevoli che, forse, come prima, non tornerà tutto. La luce in fondo al tunnel però si inizia a vedere.
«Dervio ha patito l’assenza di turisti, eravamo soli, i bar chiusi e le spiagge vuote. Da qualche tempo per fortuna nei weekend è tornata la gente. Ci sono tanti milanesi, ancora pochi stranieri. È stata riaperta la spiaggia e il bar che la domina ha riacceso le sue casse che fanno sentire la musica in tutto il lido. Sono in carica da novembre 2019 e ho partecipato a tantissime manifestazioni pubbliche. Ho ancora voglia di dire la mia in questo ruolo. È stancante non sapere cosa succederà da qui a un mese ma noi giovani vediamo il futuro sempre con un po’ di speranza e lo faremo anche ora».
Ci lasciamo con queste parole, il caffè è finito e l’atmosfera ha un altro sapore. C’è profumo di normalità. «Il mio sogno – rivela Jacopo – è potermi sedere in riva al lago e dire a tutti che è andato tutto bene».

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