Le macchine da scrivere e da calcolo di Tommaso Ricciardi, grande collezionista di Melegnano

    Le macchine da scrivere e da calcolo di Tommaso Ricciardi, grande collezionista di Melegnano

    Tommaso Ricciardi custodisce una collezione di oltre 60 macchine da scrivere e da calcolo, raccolte nel corso della lunga carriera professionale iniziata negli anni ’50 presso le Agenzie Olivetti di Altamura e di Matera. Ricciardi, che appartiene a quella bella generazione che ha vissuto gran parte della propria esistenza senza pc e smartphone, ha infatti avuto la fortuna di conoscere e collaborare con Adriano Olivetti, ideatore della fabbrica comunitaria.

    Classe 1938, Ricciardi nasce a Santeramo in Colle e, dopo l’esperienza di studio e lavoro in Olivetti, nel 1970, decide di partire alla volta della Lombardia (Melegnano) armato di solo bagaglio professionale e familiare (la vulcanica moglie Raffaela Caputo e il figlioletto Francesco) e con una sola idea: accrescere il proprio sapere e specializzarsi ulteriormente nel campo delle apparecchiature legate allo scrivere e al far di conto.

    Nel 1973, dopo aver svolto corsi di specializzazione presso un’azienda svedese specializzata nei registratori di cassa, trova occupazione presso una multinazionale di Milano. Tre anni più tardi, fonda con il collega Luigi Pane una piccola azienda di assistenza tecnica ai registratori di cassa. All’attività lavorativa Ricciardi ha sempre affiancato la passione per il collezionismo delle “macchine”, alcune risalenti alla fine dell’Ottocento, che ha più volte presentato a mostre e noleggiate per girare alcuni film.

    Colpiscono, della ricca e variegata collezione, due elementi in particolare: il registratore di cassa della americana NCR datato 1908 (il secondo più antico esistente in Italia) con totalizzatore in lire e centesimi, copertura cesellata e cassetto in legno ancora funzionante e la mitica Lettera 22, quella usata da Hemingway, Montanelli, Merini, solo per citarne alcuni, esposta al MoMA di New York e vincitrice nel ’54 della prima edizione del Compasso d’Oro.

    La bella storia di Tommaso Ricciardi ci consegna un grande messaggio: salvaguardare un patrimonio che rischia di scomparire senza lasciare traccia nella memoria collettiva, soprattutto nei nativi digitali.

    Al link è possibile visionare l’intera collezione

     

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