L’importanza dell’Altro. Lo sguardo che ci ri-conosce

    L’importanza dell’Altro. Lo sguardo che ci ri-conosce

    Ha radici lontanissime quel coinvolgimento che lega ogni uomo all’Altro e che li annoda in modo imprescindibile. Per Altro si intende il proprio simile, colui che ci assomiglia, che appartiene alla medesima natura, colui che condivide i nostri stessi bisogni e il nostro stesso ambiente. Mi riferisco all’uomo che dall’uomo stesso è vincolato. Eternamente.

    Tutti noi, uomini e donne, siamo immersi in una rete sociale necessaria. Potremmo mai pensare a un uomo che si astrae dalla relazione con gli altri uomini? Se solo fosse possibile, come potrebbe mai realizzarsi la vita intera di un essere umano in un ambiente completamente isolato, schermato da ogni minima interazione con l’Altro? Sulla scia del pensiero di Rousseau, qualcuno potrebbe dire che l’uomo, sottratto dallo sguardo degli altri uomini, avrebbe modo di mantenere integra la propria spontaneità, godrebbe di uno scudo protettivo contro una società potenzialmente corruttrice, eviterebbe, soprattutto, di inciampare nel rischio di perdere se stesso.
    Il mito del buon selvaggio, che ci descrive la filosofia di Rousseau, è piuttosto noto: per l’uomo l’ingresso in società equivale a una perdita di innocenza, di valori, di integrità, di contatto autentico con il proprio sé. Interfacciarsi con l’Altro porterebbe inevitabilmente all’aggressività, all’egoismo, all’evanescenza della nostra essenza, costringendoci alla finzione.
    Ma davvero vivere nel mondo caotico delle relazioni sociali e delle opinioni conduce alla rovina della nostra intima natura? Siamo sicuri che questo incontro con l’Altro ci faccia svuotare dal sacco rettitudine e candide virtù di onestà e bontà? Dobbiamo convenire con Sartre nel definire «gli altri come l’inferno», come coloro che ci espropriano di quanto più caro al mondo, offrendoci in pasto al conformismo e all’emulazione?
    Lo sguardo dell’Altro potrebbe essere, invece, l’unica modalità con la quale vedere noi stessi senza specchio e da tutte le possibili prospettive. In questo caso, l’Altro diventerebbe il termine mediante il quale potremmo percepire di esistere davvero e di comprendere chi siamo e di cosa siamo capaci, in senso percettivo, intellettivo ed emotivo. Ricordiamo che siamo animali sociali oltre che emozionali. Le nostre facoltà diventano manifeste in tutte le loro variabili solo attraverso la comunicazione con l’Altro, solo quando riusciamo a sposare l’incontro con la comunità, evento che sì ci toglie libertà ma che, in cambio, ci consegna la preziosissima possibilità di ri-conoscerci.

    Ti potrebbe interessare

    Applausi, una app per i teatri e gli spettatori milanesi

    Applausi, una app per i teatri e gli spettatori…

    Domenica 3 aprile 2022, oggi a Milano ci sono ben 36 spettacoli teatrali in 36 dei 61 teatri milanesi. Come faccio…
    Hinterland, una call per Guido Canella

    Hinterland, una call per Guido Canella

    Seguiamo l’evolversi del progetto “Hinterland, architetture ibride per teatri impropri” che vede coinvolto il teatro cittadino di Peschiera e l’associazione Oltheatre…
    ePEBBs: una start-up di giovani sognatori

    ePEBBs: una start-up di giovani sognatori

    ePEBBs è una start-up avente sede a Peschiera Borromeo. Nata nei laboratori dell’Università Politecnico di Milano, la società si occupa di…

    2 Comments

    • Sono d’accordo Lara , siamo assolutamente animali sociali , abbiamo bisogno del contatto con l’altro ; ce ne siamo accorti durante il lockdown , quanto abbiamo sofferto non poter vedere e incontrare parenti e amici. Coltivare le relazioni con gli altri fa parte della nostra natura e ci arricchisce.

      • Lo diceva Aristotele. Lo conferma la vita di tutti i giorni. Abbiamo bisogno degli altri prima di tutto perché ci aiutano a comprenderci. Mancheremmo di senso critico, di completezza, di amore.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.