Una tavola rotonda

    Una tavola rotonda

    Siamo verso la metà del 5° secolo, l’Impero Romano è in crisi, Attila scorrazza per l’Italia. Quando un impero si sfascia, le province periferiche sono le prime a risentirne, e la Britannia è una delle più lontane da Roma.
    Se ci aggiungiamo che dei re locali chiamano dei mercenari sassoni per contrastare la minaccia dei Pitti dal nord (scozzesi), il quadro è completo. Ai sassoni non parve vero di poter conquistare gratis dei nuovi territori.
    Otteniamo «un bel guazzabuglio moderno», come dice il mago Merlino nel cartone animato della «Spada nella roccia».

    Già, perché è di questo che stiamo parlando: della tavola rotonda, di Re Artù e dei suoi nobili cavalieri.
    Chiariamo subito: un re di nome Artù non è mai esistito, ma è storicamente accertato che l’invasione sassone subì una lunga battuta d’arresto nella prima metà del 6° secolo.
    L’ipotesi più probabile è che Artù sia stato un comandante di cavalleria pesante romana, forse ausiliari sciti i cui «catafratti» erano cavalieri pesantemente corazzati (forse ricordate il film «King Arthur» con Clive Owen).
    I nomi che si fanno più frequentemente sono quelli di Lucius Artorius Castus, Aurelianus Ambrosius e Uterius «Pendragon».

    Forse il personaggio di Artù deriva dalla mescolanza di questi e di altri. Egli sconfisse i sassoni in numerose battaglie, quella decisiva fu a Mons Badon intorno al 519. Seguì un periodo di pace di una trentina d’anni: l’età arturiana.
    Artù sarebbe stato sconfitto a Cammlann in seguito a una congiura di palazzo. L’invasione sassone riprese per completare la conquista della Britannia intorno al 570.
    Fin qui la storia, poi nasce la leggenda: la Tavola Rotonda, Lancillotto, Ginevra, Camelot, Merlino, Excalibur, la fata Morgana, Mordred, il Graal….

    Dal ciclo arturiano, che per ampiezza rivaleggia con quello troiano, nasce gran parte del moderno Fantasy. È composto da una biblioteca sterminata di titoli antichi e moderni; romanzi, opere poetiche, saggi, con autori che vanno da Cretien de Troyes, a Thomas Malory, alla «Vulgata», a Christof von Eschenbach, ad Alfred Tennyson e, più di recente, a Tolkien e Bernard Cornwell.
    Sono francamente in difficoltà a indicare un solo titolo, ma una scelta s’impone.

    Invito alla lettura:
    Marion Zimmer Bradley
    Il ciclo di Avalon
    Serie di romanzi scritti in collaborazione con Diana Paxon
    Diversi editori negli anni (Longanesi, TEA2, Harper e Collins).

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